domenica 27 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
mercoledì 12 marzo 2008
Alla nostalgia fascista si risponde con più Sinistra
Alla nostalgia fascista si risponde con più Sinistra
autore: redazione1
“Riemerge una questione fascista, una nostalgia fascista che noi non possiamo permettere attecchisca nel Paese”, cosi’ il presidente della Camera Fausto bertinotti, candidato premier della Sinistra Arcobaleno conclude l’incontro con gli operatori della cultura facendo riferimento alla recente vicenda della candidatura di Ciarrapico nelle liste del Pdl, ma anche ricordando il monito di Gianfranco Fini di qualche giorno fa, quando ebbe a dire che il 13 aprile sara’ la liberazione della sinistra.
“Ciarrapico in maniera rozza e Fini in maniera piu’ intelligente - ha spiegato il presidente della Camera - ognuno dei due a modo suo, ripropongono una questione fascista”. Una sorta di allusione a “mettere fine alla storia del dopoguerra in Italia che ebbe la sinistra come protagonista sia della liberazione che poi della costruzione della Repubblica”.
Il presidente della Camera, fatto questo inciso, si e’ rivolto al suo popolo dicendo: “Al primo posto bisogna mettere il noi nella costruzione del nuovo soggetto politico: il primato assoluto e’ del noi e non dell’io”. Insomma un ammonimento a non fare un semplice cartello elettorale, ma ad andare oltre.
“Altrimenti - ha concluso Bertinotti - non ce la facciamo in questa impresa di avere una sinistra di parte necessaria e indispensabile nel nostro Paese”.
autore: redazione1
“Riemerge una questione fascista, una nostalgia fascista che noi non possiamo permettere attecchisca nel Paese”, cosi’ il presidente della Camera Fausto bertinotti, candidato premier della Sinistra Arcobaleno conclude l’incontro con gli operatori della cultura facendo riferimento alla recente vicenda della candidatura di Ciarrapico nelle liste del Pdl, ma anche ricordando il monito di Gianfranco Fini di qualche giorno fa, quando ebbe a dire che il 13 aprile sara’ la liberazione della sinistra.
“Ciarrapico in maniera rozza e Fini in maniera piu’ intelligente - ha spiegato il presidente della Camera - ognuno dei due a modo suo, ripropongono una questione fascista”. Una sorta di allusione a “mettere fine alla storia del dopoguerra in Italia che ebbe la sinistra come protagonista sia della liberazione che poi della costruzione della Repubblica”.
Il presidente della Camera, fatto questo inciso, si e’ rivolto al suo popolo dicendo: “Al primo posto bisogna mettere il noi nella costruzione del nuovo soggetto politico: il primato assoluto e’ del noi e non dell’io”. Insomma un ammonimento a non fare un semplice cartello elettorale, ma ad andare oltre.
“Altrimenti - ha concluso Bertinotti - non ce la facciamo in questa impresa di avere una sinistra di parte necessaria e indispensabile nel nostro Paese”.
Perché il vero «voto utile» è a sinistra
Dal Messaggero studio a sopresa: in senato più il risultato è bipartitico più vince Silvio
Perché il vero «voto utile» è a sinistra
Matteo Bartocci
Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale «porcata» votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul «voto utile». Soprattutto perché con un'operazione di verità ribalta l'analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl, Sinistra arcobaleno e Udc.
Com'è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l'ago della bilancia.
Sul Messaggero di ieri Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che «il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni» ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni «bianche» e «rosse» una maggioranza chiara (di destra) è infatti quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l'8%. Prendiamo per semplicità la simulazione più «bipartitica» di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni «rosse» che in quelle «bianco-azzurre» proprio le terze forze Sa e Udc hanno l'effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no.
La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una «grande coalizione» per le riforme del tutto inedita nella storia repubblicana.
Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla camera. Segno che una parte dell'elettorato ha voluto garantire la vittoria a Prodi con un voto «utile» sentendosi invece più libero a palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l'esatto contrario. Ma se così avvenisse l'unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l'unico voto utile contro Berlusconi è il suo.
Perché il vero «voto utile» è a sinistra
Matteo Bartocci
Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale «porcata» votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul «voto utile». Soprattutto perché con un'operazione di verità ribalta l'analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl, Sinistra arcobaleno e Udc.
Com'è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l'ago della bilancia.
Sul Messaggero di ieri Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che «il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni» ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni «bianche» e «rosse» una maggioranza chiara (di destra) è infatti quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l'8%. Prendiamo per semplicità la simulazione più «bipartitica» di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni «rosse» che in quelle «bianco-azzurre» proprio le terze forze Sa e Udc hanno l'effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no.
La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una «grande coalizione» per le riforme del tutto inedita nella storia repubblicana.
Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla camera. Segno che una parte dell'elettorato ha voluto garantire la vittoria a Prodi con un voto «utile» sentendosi invece più libero a palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l'esatto contrario. Ma se così avvenisse l'unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l'unico voto utile contro Berlusconi è il suo.
giovedì 6 marzo 2008
MARTEDì 11 MARZO PRESENTAZIONE PROGRAMMA
Morti bianche. Pecoraro: basta veti Confindustria, approvare decreto
6 Marzo 2008
Morti bianche. Pecoraro: basta veti Confindustria, approvare decreto
autore: Alessandro Ronchi
“Basta con i veti di Confindustria, il Cdm deve approvare immediatamente il decreto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Lo afferma Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente. “La sciagura delle morti bianche – aggiunge Pecoraro - va arrestata con provvedimenti urgenti e senza tentennamenti. Non si possono spendere parole di circostanza e poi rimanere immobili: e’ un atteggiamento ipocrita e colpevole. I lavoratori vanno tutelati, innanzitutto rendendo sicuri i luoghi di lavoro e superando il precariato, che in alcuni casi e’ una forma di moderna schiavitu’”.
Fonte : Portale della Federazione dei Verdi - Area News
Morti bianche. Pecoraro: basta veti Confindustria, approvare decreto
autore: Alessandro Ronchi
“Basta con i veti di Confindustria, il Cdm deve approvare immediatamente il decreto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Lo afferma Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente. “La sciagura delle morti bianche – aggiunge Pecoraro - va arrestata con provvedimenti urgenti e senza tentennamenti. Non si possono spendere parole di circostanza e poi rimanere immobili: e’ un atteggiamento ipocrita e colpevole. I lavoratori vanno tutelati, innanzitutto rendendo sicuri i luoghi di lavoro e superando il precariato, che in alcuni casi e’ una forma di moderna schiavitu’”.
Fonte : Portale della Federazione dei Verdi - Area News
sabato 1 marzo 2008
Milano: cassiera aggredita, sciopero Esselunga
Milano: cassiera aggredita, sciopero Esselunga
MILANO - Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per domani lo sciopero di un intero turno di lavoro nei supermercati Esselunga di Milano. Il presidio sara' dalle 10 alle 13 davanti alla filiale di via Papiniano, dove ieri e' stata aggredita una commessa che la scorsa settimana aveva denunciato di aver subito del mobbing. Una manifestazione per denunciare ''un fatto gravissimo e inaccettabile, una violenza avvenuta all'interno del supermercato, che chiama direttamente in causa la dirigenza Esselunga''. (Agr)
MILANO - Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per domani lo sciopero di un intero turno di lavoro nei supermercati Esselunga di Milano. Il presidio sara' dalle 10 alle 13 davanti alla filiale di via Papiniano, dove ieri e' stata aggredita una commessa che la scorsa settimana aveva denunciato di aver subito del mobbing. Una manifestazione per denunciare ''un fatto gravissimo e inaccettabile, una violenza avvenuta all'interno del supermercato, che chiama direttamente in causa la dirigenza Esselunga''. (Agr)
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